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"Il denaro esiste solo nell’immaginario umano, in un ambito astratto. È una creazione dell’uomo !"

Il suo zaino è come casa sua. Siccome vive ovunque e, nel contempo, in nessun luogo preciso, questo zaino contiene tutta la sua vita… Un computer per lavorare, qualche indumento per aver caldo, un materasso per dormire, di cosa lavarsi, tra l’altro, un rasoio elettrico che lo segue e che dura da tutti questi anni … Anni senza soldi. Eppure, Pavlik Elf non è infelice. Se vive senza soldi, è per scelta. A trent’anni, sono quasi quattro anni che non utilizza assolutamente denaro.

Tutto cambia all’incirca cinque anni fa. In quel periodo, Pavlik vive a San Francisco. Lavora in una start-up, come sviluppatore di siti web. La società è specializzata nel settore del lusso (vacanze in yacht, club, jet privati). Già all’epoca, le scelte commerciali della società non gli piacciono affatto. “Non cercavano di migliorare la qualità dei servizi proposti alla gente, volevano solo fare business”, ricorda Pavlik. Anche se nutre da sempre una passione per la rete e le nuove tecnologie, si sente in rottura con la società. Perché lui è mosso dalla volontà di migliorare il quotidiano della gente. Derive finanziarie, concorrenza, mancanza di etica …

Tutte queste faccende, alle quali assiste ogni giorno, lo fanno sentire profondamente a disagio. Fino a quando rifiuta di fare una cosa che non gli sembra onesta e, lo stesso giorno, lo licenziano.

Ed è l’inizio della sua avventura senza soldi. Niente piani, per lui tutto inizia spontaneamente. “Avevo messo un po’ di soldi da parte, pensavo trovare un lavoro per pagare il minimo : l’affitto della mia camera e il cibo”, spiega il giovane. Pian piano, si mette in cerca di lavoro, ma l’idea di guadagnare denaro non lo attrae veramente più. Siccome desidera impegnarsi in qualcosa che aiuti la gente, decide di abbandonare il sistema monetario...

In quel periodo, riscoprivo quello di cui avevo veramente bisogno : dell’aria per respirare, dell’acqua, del cibo e un posto dove riposarmi.

Pavlik riprende allora contatto con alcuni amici, si fa ospitare dove capita, si muove. Dorme anche nei parchi. A San Francisco è estate. Il Golden Gate Park diventa il suo posto prediletto. Poi frequenta rifugi per i senza-tetto; luoghi culturalmente impegnati. “In quel periodo, riscoprivo quello di cui avevo veramente bisogno : dell’aria per respirare, dell’acqua, del cibo e un posto dove riposarmi.” Pavlik prende le distanze con il suo passato : “Da piccolo, sono stato condizionato : ogni mio bisogno veniva associato al denaro. Adesso, se riesco a procurarmi da mangiare senza denaro, significa che non ne ho bisogno”. Progressivamente, Pavlik scopre vari modi per nutrirsi, trovare un alloggio, prendere una doccia… sempre senza un soldo in tasca. S’impegna molto e così diventa esperto in buoni affari.


“All’inizio è complicato … Poiché ho fatto questa scelta in modo spontaneo e personale, è stato necessario imparare a vivere così...”.




Un hacker che si dedica a ... migliorare il legame sociale

Appassionato di informatica in generale, e di rete in particolare, decide di mettere le proprie competenze al servizio della sua ideologia affinché la gente si coordini meglio e possa in questo modo distanziarsi dal denaro. “Se sviluppiamo sistemi alternativi, il denaro diventerà obsoleto!” , riassume Pavlik. “Non vedo esistere il denaro : è qualcosa di virtuale. Non lo si può toccare, gustare, vedere, sentire e nemmeno udire poiché esiste solo nell’immaginario umano, in un ambito astratto. È una creazione dell’uomo”




Dei rapporti umani più sinceri

Secondo il giovane, il denaro cambia i rapporti che gli uomini hanno fra di loro. Essi sono spesso più superficiali. Il denaro è fonte di manipolazione. Non si vende cibo ad una persona per farla contenta oppure perché ha fame. Spesso, non importa quello che pensa. Se lo si vende, è per guadagnare soldi ed, in fine, pagare bollette. “Io stesso, non utilizzando denaro, incido sulle decisioni altrui. Scateno sentimenti più profondi che vengono da dentro”. Di fatto, il suo rapporto al lavoro viene sconvolto.

D’ora in poi, Pavlik è mosso da progetti che fanno senso e condivide una visione comune con i suoi interlocutori. Non s’inchina per essere agli ordini di un boss, ma collabora con gli altri. E, da quando ha lasciato l’impiego pagato, lavora forse più di prima ! Hacker, è così che si definisce. Programma nuove applicazioni per far nascere maggiore solidarietà nel mondo. In quanto fervente difensore dell’intelligenza collettiva, s’impegna nella licenza creative commons. Partecipa regolarmente a degli hackathon ed organizza riunioni con il collettivo OuiShare. Incontri che danno spazio ad innovativi progetti di economia collaborativa.

Un altro modo di lavorare

“Con quel che faccio, basandomi sulla mia esperienza personale e sul mio modo di vivere, il mio obiettivo principale è di permettere al maggior numero di persone di vivere e di lavorare in un modo più participativo, più impegnato e più ingaggiato. Smetterla di lavorare solo per guadagnare soldi senza sapere veramente quello che si fa e, invece, realizzare cose in cui si crede, dare senso al proprio lavoro”.



Numerose collaborazioni...

Pavlik collabora a vari progetti. Si diverte dicendo che prepara piccole carte, “come quelle dei Pokemon”, su cui sono trascritti diversi progetti Open Source. Quando incontra qualcuno con cui ha voglia di lavorare, tira fuori le carte, parla di tale o tale altro progetto, ne discute con la persona e poi scelgono insieme il più pertinente. Pavlik utilizza principalmente javascript, un linguaggio funzionale dei browser web.



Qui … o altrove !

Si muove con i suoi progetti, di città in città, poiché se Pavlik va da qualche parte, non è mai per caso. Il suo obiettivo : lavorare su un bel progetto collaborativo che ha senso e favorizza l’interesse generale.

Il suo zaino non è mai lontano… Sempre pronto a partire… Per gli spostamenti più lunghi, quando un progetto lo porta all’estero, fa autostop. “Parto dal principio che, con o senza me, l’auto farà il tragitto. E non sarà il mio peso ad indurre una grossa differenza di dispendio energetico”, spiega il ragazzo.

E funziona ! … “Ho fatto autostop fino ad’Amsterdam, Vienna, Oslo, Barcellona e Parigi…” . E Pavlik se la cava sempre benissimo a meraviglia, o quasi! Anche quando non lo si aspetta più, arriva con tutta la sua bonarietà. Come il giorno dell’incontro OuiShare, lo scorso gennaio, a Berlino… Mentre è sensato animare gli scambi, si ritrova bloccato a Munich il giorno prima del raduno. Eppure, alle 19, è presente, sull’attenti, pronto per iniziare l’incontro.

L’elfo della natura...


“Nessun bisogno di denaro, né di scambi materiali, la mia ricompensa, la trovo nella felicità che procuro alla gente”


Sono due anni che torna regolarmente a Berlino, dove si sente a casa e dove ora può contare su numerosi amici pronti ad ospitarlo.

“Qualche settimana fa, ero a Roma per un incontro Ouishare”, ricorda Pavlik. La decisione di andarci era stata presa talmente in fretta, che non era stato possibile per nessuno dei suoi amici proporgli un divano. Allora ha trascorso la notte in una riserva naturale. “Non faceva freddo : 15 o 16°C. Ho messo a terra il materasso e il piumino. Fu un momento di serenità incredibile, con gli uccelli ed il cielo stellato!”

Pavlik si sente rapidamente in comunione con la natura. Nulla di sorprendente quando si sa che vede e descrive se stesso come un elfo. È pure diventato il suo nome. Ha smesso di usare il suo precedente cognome, adesso si chiama elf Pavlik.

Perché un elfo ? È un essere che partecipa alla vita sulla Terra come se fosse un gioco. “Rispetto il suo ambiente e gli altri partecipanti affiché si viva tutti in armonia”. Senza dimenticare un altro simbolo : il folletto di Natale. “Lavoro per rendere le persone più felici e per farle sorridere”. Una missione come quella dei folletti che fabbricano regali per rendere felici i bambini. L’elfo sorride : “Nessun bisogno di denaro, né di scambi materiali, la mia ricompensa, la trovo nella felicità che procuro alla gente”.



Questa puntata della web-serie SideWays è una realizzazione collettiva.
Adesso, vi appartiene !
Creative Commons
CC-BY-SA


Risorse


Numerose persone hanno collaborato alla realizzazione di questa prima puntata. Benoit (@webreporters) et Anaëlle (@anaelle) sono andati a Berlino per filmare, fotografare e registrare il suono. Nel contempo, a Parigi, Alexandra organizzava il lavoro. Rapidamente, si è formata una piccola team. Così è presto arrivato Sylvain (@ChauxSylvain) per spalleggiare Benoit sul montaggio, Timothy (@timothyduquesne) e Nicolas hanno partecipato alla scrittura della voce off della seconda versione. Anaëlle si è incaricata di scrivere l’articolo e Elie ha rifinito i codici del sito Sideways.

Taïs e Elise Sanvoisin hanno tradotto questa puntata in inglese, Julie Salmon, Haïssa Montagud Varillon e María Jesús Bermejo l’hanno tradotta in spagnolo e Déborah Darrot l'ha tradotta in italiano.

Senza dimenticare il nostro compositore preferito : Looping ! Mille grazie a tutti voi !


Ringraziamenti

La Fabric @Berlin, Pavlik (@elfpavlik) e i suoi amici, Le Labo de l'Edition (www.labodeledition.com), Nicolas Rodelet, Artefacts (www.artefacts.coop) e Emmanuel Doudat


Finanziamento e contributi


Questa puntata è stata interamente autofinanziata. È stata la nostra puntata pilot, per lavorare la scrittura e lo stile che desideriamo dare a questa serie. La serie funziona oramai grazie all'economia del dono e di contributo.

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